UNA GIORNATA INDIMENTICABILE.
Le luci dei grattacieli che attorniano l’hotel Sheraton filtrano oltre le tendine e anticipano la sveglia di qualche minuto. Provengono dagli uffici, sono perennemente accese, ma all’interno delle ampie vetrate non si scorge nessuno; chissà mai perché non le spengono, forse per un effetto scenico, forse per rendere i grattacieli ben visibili alla navigazione aerea. O forse perché vi è sempre un “fantozzi” nascosto tra il labirinto di scrivanie che lavora alacremente anche di notte. Sono le quattro del mattino a New York ma nonostante le 5 ore scarse di sonno, mi sveglio lucido, pronto per eseguire tutto il programma della giornata che avevo già stampato in mente. No, non è colpa delle luci, dico tra me e me. Qui è l’adrenalina che è salita, e migliora i livelli attentivi del corpo per far fronte ad impegni decisamente importanti come questo. Niente deve essere lasciato al caso in questo giorno sognato ad occhi aperti da anni, da quando, ancora giovane, mi ero messo in testa di partecipare alla maratona di New York.